Every Heart a Doorway [asessualità #5]

Ormai con questo blog ho abbandonato ogni parvenza di regolarità, e immagino che dall’esterno si abbia la sensazione che sia io sparita. In parte è effettivamente vero: mi trovo un po’ in una situazione di passaggio, fra una visione del mondo e l’altra, e non so che tipo di persona sarò, che interessi continuerò ad avere e quali abbandonerò al termine della transizione. Balle mie a parte, però, ci sono un po’ di cose di cui voglio ancora parlare in questi lidi – e il libro di oggi (che riprende le fila del discorso sull’asessualità) è fra queste. 🙂

E’ ormai passato troppo tempo da quando l’ho letto per poterne scrivere una recensione esaustiva, perciò glisserò sui dettagli e mi limiterò al generale: Every Heart a Doorway, di Seanan McGuire è un libro molto, molto affascinante, di quelli che magari non suscitano passioni ardenti ma che si insinuano nel cuore e nei ricordi.

La storia si sviluppa intorno a un’idea secondo me parecchio originale, ossia: avete presente i libri fantasy – stile Narnia e Alice – in cui i protagonisti sono bambini/ragazzi che finiscono per caso in mondi nuovi/immaginari, compiono imprese/diventano eroi/uccidono il cattivo di turno? Vi siete mai chiesti che ne è di questi bambini una volta che fanno ritorno a casa?

La risposta esula dal fantasy e si colloca piuttosto nella psicologia moderna: i ragazzi di Every Heart a Doorway sono spesso disadattati, pieni di problemi di inserimento, con una struggente nostalgia per il mondo magico visitato e un disperato desiderio di farvi ritorno. L’ambientazione del romanzo è proprio una struttura di recupero per ragazzi con questi problemi (una struttura, naturalmente, in incognito: i soli adulti che capiscono il disagio dei ragazzi sono quelli che a loro volta, da bambini, hanno viaggiato in mondi immaginari). La protagonista è Nancy, ex-visitatrice di un mondo di ombra in cui ha imparato a essere immobile, a non respirare ecc, che dopo l’arrivo alla struttura si ritrova (insieme ad alcuni compagni) ad indagare su una serie di omicidi.

Il libro è assimilabile a un giallo, in cui però, più che la raccolta di indizi, a trascinare il lettore è la psicologia dei personaggi, il racconto dei loro viaggi e le conseguenze che questi viaggi hanno avuto sulla loro psiche: insomma, la trama è un po’ una scusa per introdurre e sviluppare l’idea di base del bambino che ritorna da un mondo fantastico. E sebbene non manchi la suspance, trovo che ad affascinare sia soprattutto l’inquietudine, il gusto per l’ambiguo e il sinistro.

Dulcis in fundo (c’è un motivo se la recensione sta nella serie asessualità), Nancy è asessuale eteroromantica e, nel corso del libro, si innamora di un compagno transgender (FtM). Ammetto che la parte relativa a gender/orientamenti è più sfiorata che trattata: ma è proprio questo, secondo me, a rendere il libro così interessante. Every Heart a Doorway non prende di petto la questione asessualità, bensì la inserisce in mezzo a mille altre cose e la tratta come qualunque altro argomento (come dovrebbe essere).

A quanto mi risulta, il romanzo ha riscosso un discreto successo negli USA (dove è edito da Tor.com – un importante editore specializzato in sci-fi/fantasy/horror), e a giugno è prevista l’uscita del prequel/spin-off Down Among the Sticks and Bones (che leggerò sicuramente). Chissà che non lo noti (o non l’abbia già notato) qualche editore italiano…


Vedi anche:
The Alpha and His Ace, di Ana J. Phoenix
All The Wrong Places, di Ann Gallagher
How to Be a Normal Person, di TJ Klune
L’erotismo umano attraverso gli occhi di un alieno

Prossimamente:
Blue Steel Chain, di Alex Beecroft (letto e recensito)
Afterworlds, di Scott Westerfield (da leggere)
Jack of Thorns, di Amelia Faulkner (da leggere)
Ace of Hearts, di Devyin Morgan (se trovo il coraggio)
The Lightening-Struck Heart, di TJ Klune (da leggere quando mi sarò ri-dimenticata di come scrive)
Clariel, di Garth Nix (in forse; lo listo solo perché è Penguin)
– serie Ultraviolet, di RJ Anderson (molto in forse)
The Bone People, di Keri Hulme (se riesco a reperirlo)
Ignition Zero (webcomic)

Per approfondire:
Lista “asexuals in fiction” su Goodreads
Ace Literature (Tumblr)

Glossario degli orientamenti sessuali

La siepe di more

Questo glossario vorrebbe essere completo, ma sa probabilmente di non esserlo. Se il vostro orientamento sessuale non c'è, sentitevi liberi di farmelo sapere nei commenti (se aggiungete anche definizione e fonte, mi fareste un grande favore!)
Vedi anche Glossario degli orientamenti romantici.

Fonte: StrixVanAllen

I principali orientamenti sessuali

Asessuale. Una persona che non prova attrazione sessuale.

Bisessuale. Chi prova attrazione sessuale verso entrambi i sessi/generi.

Eterosessuale. Chi prova attrazione sessuale dal sesso/genere opposto.

Omosessuale. Chi è attratto sessualmente dallo stesso sesso/genere.

Pansessuale. Chi prova attrazione sessuale verso una persona indipendentemente dal suo genere.

Gli altri orientamenti sessuali

Abrosexual – È una persona che sperimenta un fluido o repentino cambio di attrazione sessuali nei confronti di diverse espressioni di genere.

Acosexual – È una persona le cui brutte esperienze hanno allontanato da lei il suo allo-romanticismo.

Adfectual/Adfectusexual/Affectusexual/Adfsexual – È una persona la cui attrazione sessuale…

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Glossario degli orientamenti romantici

Cose davvero, davvero utili 🙂

La siepe di more

Questo glossario vorrebbe essere completo, ma sa probabilmente di non esserlo. Se il vostro orientamento romantico non c'è, sentitevi liberi di farmelo sapere nei commenti (se aggiungete anche definizione e fonte, mi fareste un grande favore!)

Abroromantic – Persona che sperimenta un fluido o repentino cambio di attrazione romantica nei confronti di diverse espressioni di genere.

Acoromantic – Persona che sperimenta l’attrazione romantica, ma ha una forte avversione a intraprendere una relazione romantica a causa di brutte esperienze, ansia, o altri timori.

Adfecturomantic/Affecturomantic/Adfectual/Adfomantic – È una persona la cui attrazione romantica è influenzata dalla sua neurodiversità. [Definizione rivolta solo a sopravvissut* a traumi o affett* da DPTS]

Alloromantic*/Zedromantic – Chi sperimenta l’attrazione romantica. Comunemente chiamata “persona romantica”.

Alterous – Persona che non può essere del tutto descritta come platonica o romantica. È un tipo di attrazione descritto come desiderio di vicinanza emotiva senza che sia necessariamente platonica o romantica…

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Tradurre gay romance #5 – La rilettura

O forse dovrei dire “la consegna” 😀

Ebbene sì, stamattina intorno a mezzogiorno ho consegnato la traduzione! Punto esclamativo di gioia perché non pensavo di metterci così poco a rileggerla: sono bastate un pugno d’ore ieri sera più un’oretta stamattina (ma il grosso ieri sera). E’ vero che il tempo speso nell’analisi del testo, nella traduzione e nella rilettura sono in rapporto inversamente proporzionale fra loro, e che questa volta, pur non avendo impiegato manco mezzo secondo per l’analisi, ho tradotto pian pianino; tuttavia, io stessa sono rimasta sorpresa dalla mia velocità! Naturalmente è possibile che avessi il prosciutto sugli occhi e abbia fatto un lavoro orrido, ma… speriamo di no 😀

Cose random che ho fatto in revisione, in ordine di rilevanza decrescente:
– addolcito l’italiano dove ero rimasta troppo fedele all’inglese;
– tentato di dare ai dialoghi quel tocco di naturalezza che nella prima stesura non mi riesce mai troppo bene;
– reso omogenea la traduzione, ricontrollando che parole uguali fossero state sempre tradotte uguali (non lo erano, avevo fatto un disastro);
– sbrogliato i giochi di parole che avevo lasciato lì in attesa di ispirazione;
– ricontrollato su un glossario tutti i termini legati alla cucina;
– levato un po’ di refusi (me ne scappano sempre).

Cosa succede adesso?

Non ho ricevuto risposta dalla responsabile delle traduzioni, ma mi dicono che è in viaggio e che quindi non c’è da preoccuparsi. Attenderò buonina che torni.

Soprattutto, attenderò l’editing: il mio lavoro infatti non è finito finché non avrò approvato (o rifiutato) le revisioni dell’editor. L’editing della Dream si chiama proofreading ed è, effettivamente, molto più blando di un editing regolare: ci si limita a controllare refusi e scorrevolezza generale. Per me, in genere si trasforma in un’occasione di fare un secondo giro di correzioni: sarà che sono pignola, ma trovo sempre tante altre cosine migliorabili, oltre a quelle già segnalate dalla proofreader di turno (questo in realtà vuol dire che non rileggo abbastanza prima di inviare…).

Per stasera, comunque, posso dire “ho finito”, ed è già una bella sensazione 🙂

Ma siccome è ancora presto e ho ancora energie, mi ributtto sulla prossima traduzione! 😛

Tradurre gay romance #4 – La prima stesura (2)

Post al volo perché trovo significativo segna(la)re questa cosa: ho finito la prima stesura (verso le tre, ma ero troppo spompata per venire a scriverlo subito). Ho finito con un rush finale che quasi sempre mi capita: un po’ come se, vedendo la fine del tunnel, sentissi tornare le energie e dicessi “al diavolo domani, se corri puoi arrivare oggi!”. Ho finito, difatti, in anticipo sulla tabella che mi ero prefissata a inizio settimana; ma questo è un bene, perché così domani posso andare al Cartoomics serena e rilassata.

Fra l’altro, consigliano (ma qualunque traduttore ci arriva da solo) di lasciar passare qualche giorno fra la prima stesura e l’inizio della rilettura. Considerato che di solito, se sto a casa, mi metto comunque a lavorare a qualcosa, uscire domani dilaterà la giornata a due-tre giorni mentali: insomma il tempo perfetto per ricominciare a lavorare sabato pomeriggio 🙂 (sabato mattina riordino sempre casa: sono un po’ maniaca delle pulizie.)

Le considerazioni da fine stesura sono un po’ ammende a quanto detto finora. Ah, intanto c’è un’ammenda fisica: sto per andare a epurare la spiegazione sui tempi verbali dal post precedente. Non perché fosse sbagliata ma perché rileggendola mi trovo irritante da sola, quindi figuriamoci quanto dà fastidio gli altri.

Ammende, dicevo, a quanto detto finora. Sì, perché mi sono accorta che da quanto scritto finora potrebbe trasparire che questo povero libro sia una ciofeca. Non è, dal mio punto di vista, del tutto vero. Quando si traduce, si sbatte il muso contro le cose: si guarda il testo al microscopio, si vedono tutti i difetti e le imperfezioni che a occhio nudo (un lettore normale) non si vedrebbero mai. E che, tuttavia, non devono far perdere di vista il quadro generale.

Ci sono libri che a livello micro (le parole, la sintassi) funzionano bene, ma che appena ti sposti a livello macro (il testo nell’insieme, il punto di vista del lettore) sembrano mancare di qualcosa. Altri libri vacillano già nel micro, e quando li guardi nel complesso vedi l’insieme di tanti malfunzionamenti e non sai dove mettere le mani per aggiustare (m’è capitato, sono le traduzioni che più mi fiaccano). E poi* ci sono libri, come questo, che per quante imperfezioni e schifezzine mostrino a livello di base, visti nell’insieme ti trasmettono qualcosa. Spero di non portare sfiga con questa affermazione, ma per come conosco il mercato, secondo me questo è un libro che piacerà: perché non ha solo gli ingredienti che piacciono nel genere, ha una forma, un’organizzazione, un’idea alle spalle. Ecco, volendola dire spiccia: è un libro (breve) che si regge su un’idea (essenziale), un po’ come un brodo un tantino diluito in cui però riconosci un buon sapore di base. Non si può dire la stessa cosa di tutti i gay romance, quindi urrà 😀

Scendendo più sul tecnico, mi mancano da tradurre un paio di giochi di parole, e c’è un’espressione ricorrente che devo aver tradotto in modi sempre diversi, per cui la revisione sarà importante; sto anche aspettando che la responsabile mi dia indicazioni su una frase un po’ oscura nella dedica del libro (diciamo che ho una mia idea su cosa voglia dire, ma sembra tanto un riferimento alla genesi dell’opera, per cui non voglio tirare a indovinare). Spero che sia tutto pronto per sabato – sarà il solito weekend impegnato 🙂

* Naturalmente ci sono anche libri che a livello di base ti fanno fare ohhhhh e a livello generale ancora più ohhhhh. Me ne sono capitati. Pochi. Nella letteratura di genere, è difficile che l’autore abbia il controllo perfetto sulla lingua; se ce l’ha, in genere (pardon) non è più di genere.